Cos’è l’influencer marketing
È la collaborazione fra un brand e un creator: il creator presenta un prodotto, un servizio o i valori del brand alla sua community, con contenuti pubblicati sui suoi canali (a volte su quelli del brand), e viene pagato con un compenso, con prodotti o con una commissione sulle vendite.
Funziona per una ragione sola: le persone si fidano più di chi seguono che di una pubblicità. Uno studio Nielsen su quasi duecento campagne ha misurato che chi vedeva il contenuto di un influencer ricordava il brand nell’80% dei casi, e aveva 9 punti in più di intenzione d’acquisto di chi non l’aveva visto.
I tipi di collaborazione
- Contenuto sponsorizzato. Il brand paga uno o più contenuti: un video, un reel, un post, una storia. È la forma più comune.
- Collaborazione continuativa e ambassador. Un rapporto di mesi, a volte di anni, con un creator scelto perché i suoi valori somigliano a quelli del brand.
- Affiliazione e codici sconto. Il creator guadagna una percentuale sulle vendite, o il brand traccia gli acquisti con un codice dedicato.
- Gifting ed eventi. Prodotti mandati in regalo, inviti a eventi: si dichiarano anche questi.
- UGC. Il brand compra contenuti fatti dal creator da usare sui propri canali o nelle inserzioni, con i relativi diritti d’uso.
- Licensing e prodotti a marchio condiviso, con compensi fissi, royalty o modelli misti.
Come funziona una campagna, passo per passo
- Il brief. Il mercato, i concorrenti, cosa si vuole ottenere e da chi.
- Il pubblico. È quello che decide i creator, non il contrario: se il pubblico di un creator non coincide con quello del brand, i suoi follower non servono.
- Gli obiettivi e i KPI, decisi prima e messi per iscritto.
- Il budget, stabilito in funzione degli obiettivi.
- La scelta e la verifica dei creator: dati del pubblico, qualità delle interazioni, follower comprati, collaborazioni passate.
- Il contratto: contenuti, tempi, compenso, diritti d’uso, esclusiva. Da noi è un Ordine di Incarico per ogni campagna.
- Produzione e pubblicazione, con la dicitura pubblicitaria giusta e, se serve, la spinta a pagamento.
- La misura, con i numeri contenuto per contenuto e non solo il totale. Come si fa è nella guida su come misurare una campagna.
Le regole in Italia, in breve
- La pubblicità si dichiara, sempre. Il codice di autodisciplina IAP chiede «Pubblicità», «ADV», «Sponsorizzato da» o «Promosso da» come prima informazione del post o entro i primi tre hashtag; «prodotto inviato da» per i regali. I dettagli, formato per formato, sono nella guida alla dicitura ADV.
- Gli influencer rilevanti hanno regole in più. Con la delibera 197/25/CONS l’AGCOM chiede a chi ha almeno 500.000 follower o un milione di visualizzazioni medie mensili di iscriversi a un elenco — che a marzo 2026 contava oltre 5.200 iscritti — e di rispettare un codice di condotta.
- Chi è sotto soglia non è esente. Restano il divieto di pubblicità occulta e il Codice del Consumo: nel 2023 l’Antitrust ha sanzionato per oltre un milione di euro, in totale, le società di una nota influencer e un’azienda dolciaria per una campagna benefica presentata in modo scorretto.
- La finanza ha obblighi suoi. Per ESMA e CONSOB, senza autorizzazione non si danno raccomandazioni personalizzate, i compensi si dichiarano e sui prodotti ad alto rischio va detto che si può perdere tutto il capitale. È il nostro settore: le regole per intero sono nella guida all’influencer marketing per la finanza.
Quali KPI, per quale obiettivo
| Obiettivo | Cosa si misura |
|---|---|
| Farsi conoscere | Copertura, frequenza, impression, visualizzazioni complete |
| Farsi considerare | Tasso di interazione, clic, visite alla pagina, tempo sulla pagina |
| Farsi scegliere | Contatti, moduli compilati, iscrizioni |
| Vendere | Acquisti, tasso di conversione, costo per clic, per contatto, per acquisizione |
Per chi vende, gli strumenti di misura più usati sono i codici sconto e i link tracciati: secondo il benchmark 2026 di Influencer Marketing Hub, li usa rispettivamente il 46% e il 26% dei marketer.
Il mercato in Italia
Secondo UPA le aziende italiane hanno investito in influencer marketing 323 milioni di euro nel 2023 e 352 milioni nel 2024. Nel 2026 UPA e UNA hanno allargato il perimetro della stima: con il nuovo metodo il mercato vale 490 milioni nel 2025, e la previsione per il 2026 è di 550 milioni. Le due serie non vanno messe in fila, ma dicono la stessa cosa: cresce, anno dopo anno, e nove aziende su dieci fra quelle che fanno comunicazione lo usano già.
Da dove cominciare
Dalle domande giuste. Quanto costa, e cosa fa muovere il prezzo:quanto costa una campagna con i creator. Profili grandi o piccoli: i micro influencer. Con chi farla:come scegliere un’agenzia. Oppurecome lavoriamo noi con i brand.
Le fonti.IAB Italia, «Decifrare l’Influencer Marketing», dicembre 2024;UPA, 2024e marzo 2026;AGCOM, delibera 197/25/CONS;IAP, Digital Chart;AGCM, dicembre 2023;CONSOB sui finfluencer;Nielsen, 2022;Influencer Marketing Hub, benchmark 2026;DeRev, listino 2026.
Domande frequenti
Cos’è l’influencer marketing?
È la collaborazione fra un brand e un creator, che presenta prodotti, servizi o valori del brand alla sua community con contenuti pubblicati sui suoi canali, in cambio di un compenso, di prodotti o di commissioni sulle vendite.
Quanto vale l’influencer marketing in Italia?
Secondo UPA le aziende hanno investito 352 milioni di euro nel 2024. Con il nuovo perimetro della stima UPA-UNA il mercato vale 490 milioni nel 2025, e la previsione per il 2026 è di 550 milioni. I due valori non sono confrontabili fra loro, perché è cambiato il modo di contare.
Quanto costa l’influencer marketing?
Dipende da piattaforma, dimensione del creator, formato, diritti d’uso ed esclusiva. Secondo il listino DeRev 2026 un post Instagram di un micro creator vale indicativamente 300–1.600 euro, un video YouTube di un creator macro 7.800–14.250 euro. Le fasce che usiamo noi sono nella guida su quanto costa una campagna.
Come si segnala un contenuto sponsorizzato?
Con «Pubblicità», «ADV», «Sponsorizzato da [brand]» o «Promosso da [brand]», come prima informazione del post o entro i primi tre hashtag, e nei video in sovrimpressione all’inizio. Per un prodotto regalato si scrive «prodotto inviato da [brand]», per un evento «invitato da [brand]».
Chi deve rispettare le regole AGCOM sugli influencer?
Gli influencer rilevanti: chi ha almeno 500.000 follower o un milione di visualizzazioni medie mensili su almeno una piattaforma. Gli altri non sono esenti: restano il divieto di pubblicità occulta, il Codice del Consumo e il codice di autodisciplina IAP.
Quali KPI usare per una campagna con gli influencer?
Dipende dall’obiettivo: copertura e frequenza per farsi conoscere, interazioni e clic per farsi considerare, contatti, conversioni e costo per acquisizione per vendere. Vanno decisi prima della campagna, non dopo.








