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Codice ATECO e tasse per influencer.

Il 73.11.03 non è il codice di tutti i content creator, anche se lo si legge ovunque. Ecco cosa dice davvero l’ISTAT, e cosa cambia per partita IVA, forfettario e INPS.

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Una sintesi, non una consulenza. Questa guida mette in ordine le regole e le fonti ufficiali al 23 settembre 2026. La scelta del codice, del regime e della cassa va fatta con un commercialista, guardando come lavori davvero.

Il codice ATECO: cosa dice davvero l’ISTAT

La classificazione ATECO 2025 è in vigore dal 1° gennaio 2025, e per il fisco si usa dal 1° aprile 2025. Ha introdotto un codice nuovo, il 73.11.03 «Attività di influencer marketing», e l’ha fatto con il contributo delle associazioni dei creator. Per questo quasi tutti lo presentano come «il codice degli influencer».

Le note esplicative dell’ISTAT, però, dicono un’altra cosa. Il 73.11.03 comprende le agenzie pubblicitarie specializzate in campagne con gli influencer e gli «influencer marketer» che conducono quelle campagne. E rimanda esplicitamente altrove chi pubblica i propri contenuti:

CodicePer chi, secondo le note ISTATForfettario
73.11.03Agenzie e professionisti che conducono campagne di influencer marketing78%
59.11.00Chi crea e pubblica i propri contenuti video: youtuber, video content creator, vlog, video podcast67%
58.19.00Chi crea contenuti digitali senza video: testi, fotografie67%
90.20.09Influencer che compaiono in vlog pubblicati da altri67%

È una questione ancora aperta: nella pratica molti professionisti usano il 73.11.03 anche per i creator, e l’ultimo aggiornamento ISTAT, di luglio 2026, non ha cambiato le descrizioni. Quello che conta è che il codice descriva quello che fai davvero: se giri e pubblichi video sul tuo canale, il testo ISTAT indica il 59.11.00; se il tuo lavoro è progettare campagne per i brand, il 73.11.03.

Hai già la partita IVA con un codice vecchio?

Il passaggio all’ATECO 2025 non obbliga a presentare una variazione: il codice nuovo si comunica alla prima variazione dei dati (risoluzione dell’Agenzia delle Entrate 24/E del 2025). Il codice che hai oggi lo vedi nel Cassetto fiscale, alla voce Anagrafica. Attenzione a un dettaglio: la conversione automatica di chi aveva il vecchio 73.11.02 porta al nuovo 73.11.02, non al 73.11.03. Se vuoi un codice diverso, la variazione va fatta apposta.

Quando serve la partita IVA

Serve quando l’attività è abituale, anche se non è l’unica che fai. La legge non fissa una soglia in euro sotto la quale se ne può fare a meno. Pagamenti che arrivano ogni mese dalla pubblicità di YouTube, o collaborazioni continuative con i brand, difficilmente sono occasionali.

Il mito dei 5.000 euro. Esiste una soglia di 5.000 euro, ma è dell’INPS, non del fisco: chi lavora da autonomo in modo davvero occasionale versa i contributi alla Gestione Separata solo sopra quella cifra. Non vuol dire che fino a 5.000 euro si possa lavorare senza partita IVA, se il lavoro è continuativo.

Il regime forfettario

I creator possono usarlo, alle stesse condizioni di tutti. Nel 2026:

  • Ricavi fino a 85.000 euro l’anno.
  • Imposta sostitutiva del 15%, che scende al 5% per l’anno di inizio e i quattro successivi se non hai svolto attività simili nei tre anni prima e non stai proseguendo un lavoro precedente.
  • Il reddito si calcola con un coefficiente applicato ai ricavi: 78% con il 73.11.03, 67% con il 59.11.00 e il 58.19.00. Finché non arrivano coefficienti nuovi, si ricavano ancora dal codice ATECO 2007 corrispondente.
  • Per il 2025 e il 2026 il limite dei redditi da lavoro dipendente dell’anno prima, per poter entrare nel regime, sale da 30.000 a 35.000 euro.

L’INPS: quale cassa

L’INPS ha dedicato ai creator una circolare, la 44 del 2025. La cassa dipende da come lavori:

CassaQuandoAliquote 2026
Gestione SeparataLavori da autonomo, e conta soprattutto la tua attività personale: contenuti, endorsement, inserzioni26,07% per chi ha partita IVA senza altra copertura
CommerciantiL’attività è organizzata come un’impresa: per esempio vendi video o gestisci spazi pubblicitari24,48% fino a 56.224 €, con un minimo annuo; riduzione del 35% per i forfettari, su domanda
Lavoratori dello spettacoloUn brand o un’agenzia ti ingaggia come attore o modello in un contenuto pubblicitarioContributi a carico di chi ti ingaggia

L’aliquota della Gestione Separata viene da fonti di settore concordanti, perché il testo della circolare INPS 8/2026 non era consultabile per intero: verificala con il commercialista.

YouTube, i brand e i regali

  • La pubblicità di YouTube la paga Google Ireland: è un servizio a un’azienda di un altro paese UE, e la fattura si fa senza IVA, con la dicitura di inversione contabile e l’iscrizione al VIES.
  • Le tasse americane. Google trattiene imposte USA solo sui guadagni che arrivano da spettatori negli Stati Uniti, se compili il modulo W-8BEN; senza i dati fiscali può trattenere fino al 24% su tutto.
  • I prodotti ricevuti dai brand in cambio di contenuti sono compensi in natura, e vanno considerati al loro valore. Per l’AGCOM, inoltre, anche un regalo rende pubblicitario il contenuto: si dichiara con «prodotto inviato da», senza soglie minime.

L’AGCOM e l’elenco degli influencer rilevanti

Con la delibera 197/25/CONS l’AGCOM chiede a chi fa contenuti pagati e supera500.000 follower o un milione di visualizzazioni medie mensilisu almeno una piattaforma di iscriversi a un elenco pubblico e di rispettare un codice di condotta — su tutte le piattaforme, non solo su quella dove supera la soglia. La prima scadenza per iscriversi era il 5 febbraio 2026; l’elenco si aggiorna due volte l’anno, il 15 aprile e il 15 ottobre. Chi è sotto soglia non si iscrive, ma deve comunque dichiarare la pubblicità: i dettagli sono nella guida alla dicitura ADV.

Domande frequenti

Qual è il codice ATECO per un influencer?

Dipende da cosa fai. Dal 2025 esiste il 73.11.03 «Attività di influencer marketing», ma secondo le note ISTAT riguarda le agenzie e chi conduce campagne di influencer marketing. Chi pubblica i propri video rientra nel 59.11.00, chi pubblica testi e foto nel 58.19.00. Molti professionisti usano comunque il 73.11.03 per i creator: la scelta va fatta con il commercialista, guardando l’attività reale.

Gli influencer pagano le tasse?

Sì. I compensi — anche quelli in natura, come prodotti e viaggi — sono reddito: di lavoro autonomo, d’impresa oppure occasionale. Nel 2025 l’Agenzia delle Entrate ha mandato ai creator questionari mirati su piattaforme, contratti, compensi e conti.

Serve la partita IVA per fare l’influencer? C’è la soglia dei 5.000 euro?

La partita IVA serve quando l’attività è abituale, qualunque sia l’importo. I 5.000 euro esistono, ma sono un’altra cosa: la soglia oltre la quale chi lavora in modo davvero occasionale versa i contributi alla Gestione Separata INPS. Non permettono di lavorare senza partita IVA se l’attività è continuativa.

Quale cassa INPS paga un influencer?

Secondo la circolare INPS 44/2025: la Gestione Separata se lavori in modo personale, da autonomo; la Gestione Commercianti se l’attività è organizzata come un’impresa, per esempio vendendo video o spazi pubblicitari; il Fondo lavoratori dello spettacolo, a carico di chi ti ingaggia, se fai l’attore o il modello in una pubblicità.

Un influencer può usare il regime forfettario?

Sì, se rispetta i requisiti generali: ricavi fino a 85.000 euro, imposta sostitutiva del 15% (5% per i primi cinque anni, se sei davvero all’inizio). Il reddito si calcola con un coefficiente che dipende dal codice: 78% con il 73.11.03, 67% con il 59.11.00 o il 58.19.00.

Chi ha 500.000 follower deve iscriversi all’AGCOM?

Sì, se fa contenuti pagati — in denaro o in altre utilità — e supera 500.000 follower o un milione di visualizzazioni medie mensili su almeno una piattaforma. Deve iscriversi all’elenco degli influencer rilevanti e rispettare linee guida e codice di condotta della delibera AGCOM 197/25/CONS.

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